“La Corte europea dei diritti umani ha dato oggi un sonoro schiaffo all’Italia, riconoscendo alle autorità locali un atteggiamento troppo superficiale nel non agire prontamente in seguito alla denuncia fatta da Elisabetta Talpis nei confronti del marito; uno stallo di 7 mesi che ha creato una situazione di impunità e ha contribuito al ripetersi di atti di violenza, conclusi con il tentato omicidio della donna e la morte di suo figlio.

Mentre ad Udine il procedimento era stato derubricato a semplice ‘maltrattamento in famiglia’, Strasburgo ha dichiarato leso il diritto alla vita ed ha riconosciuto il ripetersi di una condotta inumana, degradante e discriminante da parte dell’assassino, tutti fattori che riscontriamo sempre nei reati di violenza di genere.

La sentenza, dunque, rappresenta un traguardo storico, perché riporta l’abuso fisico e morale della propria compagna sul piano della lesione dei diritti umani universali, ci ricorda che  “ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà ed alla sicurezza della propria persona” ed invita la Giustizia a non nascondere la testa sotto la sabbia quando è evidente che una madre e i suoi figli vivano «in un clima di violenza abbastanza seria tale da essere considerata maltrattamento».

Così scrive in una nota Cinzia Pellegrino, Coordinatore Nazionale del Dipartimento tutela Vittime di FdI AN, sulla sentenza emessa oggi sul caso di Remanzacco.

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