Nel 2013 fu disposto il blocco degli incrementi automatici – previsti per la progressione stipendiale e di carriera – che sarebbero stati maturati nell’arco temporale compreso tra il 1 gennaio 2011 e il 31 dicembre 2014″

Gli effetti del blocco per il personale in attività nel comparto sicurezza e difesa sono cessati a decorrere dal 1 gennaio 2015 e per il personale ancora in attività, le relative Amministrazioni hanno provveduto a riconoscere i citati effetti economici ma dall’adeguamento sono stati esclusi, invece, tutti coloro i quali sono cessati dal servizio, perché collocati in pensione o riformati, negli anni di vigenza del medesimo blocco, con conseguente definitiva protrazione a tutt’oggi degli effetti del blocco in questione” dichiara Salvatore Deidda, capogruppo di Fratelli d’Italia che con la collega Wanda Ferro ha presentato una interrogazione ai Ministri della Difesa, dell’Interno  e quello della Previdenza Sociale per conoscere se intendono finalmente mettere ad una pezza ad una vera e propria ingiustizia.

Per ovviare a tale ingiustizia sarebbe bastato che il Legislatore nel D.L. n. 78 avesse puntualizzato “gli effetti del blocco non operano ai fini previdenziali”

La stessa Corte Costituzionale, pur ritenendo legittimo il blocco, per le note finalità di contenimento della spesa pubblica, ha precisato che la stessa debba comunque rivestire il carattere dell’eccezionalità e che i conseguenti effetti debbono necessariamente essere limitati

“Da quel che risulta, anche in ragione del suesposto orientamento della Consulta, alcune Sezioni Giurisdizionali Regionali della Corte dei Conti avrebbero accolto diversi ricorsi, riconoscendo in favore dei ricorrenti, non più in attività, la rideterminazione del trattamento previdenziale”

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