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Come la bella principessa della favola l’Italia all’improvviso si è addormentata.

Strade vuote, serrande abbassate, negozi, alberghi, ristoranti chiusi, rari passanti frettolosi e sospettosi che evitano di avvicinarsi ai pochi che incrociano per la strada.

Le città italiane sono diventate spettrali, le nostre abitudini sono cambiate all’improvviso.

Si resta in casa, in un lungo letargo, in attesa del risveglio.

Gli italiani per cultura abituati a salutarsi con un abbraccio, un bacio, una stretta di mano ora sono costretti a evitare ogni contatto fisico, a indossare una mascherina alzata fino agli occhi e guanti protettivi, a restare isolati. 

Il coronavirus minaccia tutti senza esclusioni, incombe nell’aria e anche se i virologi continuano a dire che non si diffonde nell’atmosfera di sicuro ha avvelenato il piacere di una passeggiata per fare acquisti, di una cena al ristorante, di una partita a calcetto insieme agli amici.

Le abitudini che avevamo fino a una settimana fa all’improvviso sembrano appartenere a un’era lontana, è l’effetto dello choc prodotto dall’emergenza estrema in cui siamo piombati.

Anche le pubblicità che passano in televisione offrono immagini lontanissime dalla nostra realtà attuale: allegre riunioni familiari, colleghi che conversano in ufficio, amici che festeggiano e si abbracciano.

D’un tratto ci siamo trovati  a una distanza siderale da tutto ciò.

Il virus ha colpito al cuore le nostre attività produttive d’eccellenza, quelle che ci fanno risplendere nel mondo: la ristorazione, la moda, il turismo, l’artigianato.

Tutto perduto, dunque? Siamo sull’orlo dell’abisso orrido e immenso? 

No, non lo siamo per una ragione: siamo italiani e per definizione refrattari alla disciplina, spesso divisi, a volte inaffidabili, ingiustificatamente esterofili ma abbiamo una qualità indiscutibile: sappiamo adattarci alle situazioni più difficili e resistere negli ambienti più ostili.

In questi frangenti escogitiamo soluzioni fantasiose e geniali, nessuno può competere con noi in questa straordinaria capacità.

La storia ci ha allenato a resistere alle guerre, alle invasioni, ai saccheggi, alle epidemie, ci ha temprato, reso flessibili.

Da quando è scoppiata l’epidemia  abbiamo già messo in campo le nostre risorse: non si trovano mascherine? Le stiamo fabbricando in casa nei modi più ingegnosi: con la carta forno, con il cotone, qualcuno ha utilizzato la stoffa idrorepellente impiegata per le vele delle barche.

Contro la tristezza la sera a orari stabiliti ci diamo appuntamento in tutta Italia per affacciarci alla finestra e cantare una sera dopo l’altra l’inno italiano, poi Azzurro, Il cielo è sempre più blu e le canzoni della nostra tradizione.

Per combattere la noia delle lunghe giornate di clausura nelle nostre abitazioni  lavoriamo al computer, cuciniamo, facciamo ginnastica, mettiamo ordine in casa.

Ma soprattutto, in un momento così tragico non perdiamo il buonumore: ci scambiamo video e messaggi che ci fanno sorridere, ironizzando sui nostri difetti, sulla situazione difficile in cui ci troviamo. Stiamo esorcizzando la paura per fare spazio alla speranza, alla certezza che, come dice il motto che abbiamo universalmente adottato, “Andrà tutto bene.”

La bella addormentata si sveglierà prima di quanto si pensi, dobbiamo soltanto aspettare che il malefico incantesimo finisca. 

Questo è il momento del coraggio e della pazienza. 

Andrà tutto bene.

La Sovrana Bellezza siamo noi.

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