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La clausura alla quale siamo sottoposti da settimane sembra dare risultati positivi: meno contagiati, meno ricoverati, più guariti.
Da qualche giorno a Piacenza un gruppo di medici guidati dal Prof. Luigi Cavanna, primario di oncologia dell’Ospedale di Piacenza, visita i contagiati a domicilio per non intasare gli ospedali ma anche affinché la clausura forzata non si traduca in abbandono di chi sta male.
Intanto si studia la cura, si sperimentano farmaci.
Gli italiani hanno osservato i duri divieti imposti dal Governo a colpi di DPCM e se qualcuno ha tardato a comprendere la gravità del morbo ciò è avvenuto perché virologi e governanti, fino alla fine di febbraio, continuavano a rassicurare la popolazione sul rischio zero di ammalarsi di coronavirus in Italia.
Gli sforzi che si compiono da più parti stanno dando esiti incoraggianti e
il bollettino della protezione civile che da giorni ci affligge, da ieri, ci da’ qualche speranza.
Il blocco verrà esteso a dopo Pasqua ma presumibilmente da metà aprile si inizierà a riaprire.
Qualcuno azzarda l’ipotesi di una riapertura da attuare per gradi, prima le regioni meno colpite dal virus e via via le altre; prima i più giovani e per ultimi gli anziani che si sono rivelati più cagionevoli.
Dopo il grande sonno, circola un grande desiderio di ripresa, di sole, di aria, di vita.
Scalpitano le imprese che vogliono riprendere la produzione, i professionisti ansiosi di riaprire gli studi, i commercianti che non vedono l’ora di ritornare nei propri negozi, gli insegnanti che vogliono tornare a insegnare nelle aule ma si agogna anche più semplicemente una colazione al bar, una passeggiata al sole.
Tuttavia non possiamo pensare che tutto tornerà come prima. Innanzitutto dovremo abituarci a convivere quotidianamente con mascherine, guanti e disinfettanti, saremo obbligati a osservare la distanza di sicurezza l’uno dall’altro e soprattutto nei primi tempi dovremo adottare tutte le cautele che il pericolo del contagio richiede. Occorrerà pensare a nuovi modi di lavorare, si dovranno assumere iniziative in ambiti fino a poco tempo fa impensabili, inventare soluzioni per ridare forza alla nostra economia, dare ossigeno al turismo che è la nostra maggiore risorsa, perché il colpo è stato forte, l’Europa ci ha negato ogni aiuto e il futuro che si delinea appare fosco.
Intanto il cambiamento è già iniziato: si lavora da casa utilizzando la tecnologia, sono nate radio, piattaforme di cucina, si fa esercizio fisico seguendo applicazioni che si possono scaricare dal telefono. Alcune fabbriche hanno riconvertito la produzione in beni attualmente di grande necessità: mascherine, alcool, respiratori.
Quando l’Italia riaprirà i battenti dovremo essere pronti a ulteriori cambiamenti, dovremo essere capaci di accettare la sfida ma soprattutto dovremo avere una classe politica all’altezza di questa sfida, capace e coraggiosa, in grado di trasformare questa catastrofe in un’opportunità, di consentire agli italiani di esprimere al massimo le loro potenzialità.
Dopo questa prova durissima abbiamo bisogno di riscatto e abbiamo tutti grandi energie da mettere in circolo. Come dice D’Annunzio:” Abbiamo sopportato la percossa, l’ingiuria, la vergogna, tutti gli strazi. E eccoci in piedi, eccoci sempre in armi.”
La Sovrana Bellezza siamo noi

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