L’intervista di Pierfrancesco De Robertis

Delusa dal governo? «Ma no, guardi. È che abbiamo passato giorni e giorni a fare inutili trattative con il governo e poi questi se ne escono con la fiducia. Allora mi dico: a che cosa serviva la cabina di regia governo-opposizioni?».

Vi siete seduti al tavolo con quali intenzioni? «Abbiamo fatto le nostre proposte, presentato più o meno lo stesso numero degli emendamenti di Italia viva e Cinquestelle, a dimostrazione che non c’erano intenti ostruzionistici. E poi ne abbiamo ritirati la maggior parte, proprio per dimostrare lo spirito di collaborazione che ci ha sempre contraddistinto in questa crisi. E invece…».

Quali sono gli emendamenti su cui puntate di più? «Il punto focale del nostro intervento è stata la lotta burocrazia, che non ha mai senso ma che in un momento come questo è doppiamente dannosa. Sa che cosa ho detto a Conte?». Dica. «Mi sono seduta al tavolo e gli ho detto: ‘Scusa, ma le fabbriche sono chiuse, i negozi sono chiusi, le scuole sono chiuse, le chiese sono chiuse, possibile l’unica cose che non chiude è la burocrazia?».

La risposta? «I Cinquestelle sono prigionieri della loro inconcludenza, il Pd che pure all’inizio si era mostrato disponibile con Gualtieri alla fine è sempre imprigionato dalla propria furia ideologica». Che c’entra l’ideologia? «C’entra, c’entra. Prenda la proposta che gli abbiamo fatto. Abbiamo detto: eliminiamo l’obbligo della contrattazione sindacale per chi deve accedere alla cassa integrazione. Mi pareva una cosa banale, quasi scontata. Non sia mai, mi hanno urlato contro, me ne hanno dette di tutti colori. Stessa cosa sui voucher in agricoltura: avevo chiesto di reintrodurli per risolvere il problema delle raccolte agricole. Sia mai. In compenso però la ministra Bellanova ha addirittura proposto di regolarizzare gli immigrati irregolari per mandarli nei campi…».

Perché ce l’ha tanto con la burocrazia? «Perché è la palla al piede dell’Italia. E questo governo sta facendo la guardia bianca dei burocrati, invece di essere vicini a chi produce». È quello che volete fare voi. «In un momento così devi essere accanto a chi crea ricchezza. Devi stargli accanto e fargli arrivare questo messaggio: “Tieni duro, lo Stato non ti vessa, siamo con te”. Il vero rischio alla fine di questa crisi è la desertificazione del sistema produttivo della Nazione. Se andiamo avanti così sarà una certezza. Questi sono nemici di chi produce».

Avete fatto anche proposte concrete? «Certo. Prendiamo la cassa integrazione. È chiaro che serve. Ma se è l’unica cosa che sai dire alle aziende, il messaggio che mandi è: chiudi pure tanto c’è la cassa. Il messaggio da far arrivare è invece l’opposto: se pur avendo il diritto alla cassa, resti aperto e produci otterrai una sorta di premio. Stessa cosa con le tasse: se hai diritto a una sospensione ma non ne usufruisci, tè ne abbuono una parte».

E il governo? «La loro mentalità è: se non fai niente e stai sul divano ti dò 800 euro, se vuoi lavorare ti torturo. Non possiamo accettarlo». Parliamo di ripartenze. Per lei va riaperto tutto dopo Pasqua? «Sono molto cauta. Sono stati fatti tanti sforzi, abbiamo perso tanti miliardi e non è che per aprire tre giorni prima vanifichiamo tutto….».

Detto questo… «Cerco di essere seria, e non sparo a caso. Mi manca un confronto quotidiano con gli scienziati, come per esempio ha il governo. In ogni caso credo che le aziende che siano in grado di garantire una sanificazione vera e le condizioni di assoluta sicurezza sul lavoro possano riaprire. Guardo con interesse anche all’ipotesi di uno screening completo con test sierologico per capire chi è immune e può tornare così a lavorare».

Come giudica i risultati dell’Eurogruppo? «Per adesso stiamo perdendo, schiacciati dai ricatti di Germania e Olanda». Un paradiso fiscale. «Appunto. Nell’ultimo incontro con Conte gli ho chiesto di sollevare la questione dei paradisi fiscali al vertice europeo. Che gli olandesi vengano a farci la morale è intollerabile».

E un Mes con condizioni leggere le sta bene? «Non esiste in natura. Solo la parola Mes evoca delle condizioni. Si ricorda quella canzone di De Andre? Quale? «Impiccheranno Geordie con una corda d’oro… Ecco, se mettono di mezzo il Mes è per impiccarci. Quando dicono che lo faranno con condizionalità light ci vogliono impiccare con una corda d’oro. Ma noi non finiremo impiccati».

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