“Il lockdown ha aggravato la piaga della pedofilia e della pedopornografia, facendo aumentare del 40% le chat in cui si adescano minori e  facendo impennare i crimini riguardanti il loro abuso.

Per un bambino che si aggira con naturalezza nel web, da vero nativo digitale, è molto facile cadere in trappola a causa della immaturità, della fragilità, della naturale curiosità sessuale, della mancanza di conoscenza delle emozioni e del proprio corpo.

I nostri ragazzi possono essere tutti vittime potenziali di grooming, l’adescamento via chat tramite falsa identità, se non forniamo loro la giusta preparazione per affrontare il rischio. A ciò vanno aggiunte probabili dipendenze come la nomofobia e quella da social network, che possono essere facilmente sviluppate e senza che gli adulti se ne accorgano.

E’ importante, perciò, che i genitori prendano coscienza di tutto questo e diventino la prima fonte di protezione per i figli mettendoli al corrente dei rischi nei quali possono incorrere.

Bisogna non dimenticare mai l’uso dei dispositivi parental control, dare limiti di tempo da trascorrere nel web, condividere con loro parte di questo tempo e favorire il dialogo. Una buona comunicazione all’interno del nucleo familiare è la prima arma di difesa contro il pedofilo, che troppe volte si avvantaggia del silenzio della vittima usando le armi della vergogna, del senso di colpa e del ricatto.

Infine, è indispensabile attivarsi immediatamente, nel caso di richieste anomale e sospette, nella segnalazione alla polizia postale.”

Lo scrive in una nota Cinzia Pellegrino, Coordinatore nazionale del Dipartimento tutela vittime di FdI, in occasione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia.

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