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L’ho chiesto a Gianni Berrino, assessore al Lavoro, al Turismo e ai Trasporti della Liguria. 

Giovanni, noto a tutti come Gianni, Berrino, e’ l’assessore al Turismo, al Lavoro e ai Trasporti per la Regione Liguria. 

E’ un ligure vero: riservato e tenace punta all’essenziale, ha l’eleganza della sobrietà e va sempre dritto al punto. 

Data la sua riservatezza di lui si sa poco a parte che, come dicono i suoi collaboratori, è instancabile e arriva a lavorare quattordici ore al giorno.

È un avvocato con la passione per la politica e per le materie che, in qualità di assessore,  gli sono state affidate. 

In Regione ha lavorato incessantemente per la costruzione del nuovo ponte di Genova che il 28 aprile è stato ultimato con il posizionamento dell’ultima campata. Terminato 20 mesi dopo il crollo del 14 agosto 2018, è una meraviglia architettonica, progettata da Renzo Piano, che simboleggia l’Italia che si rialza, che ci riesce. Un’immagine vincente del nostro Paese nel mondo, un’ispirazione, un’esortazione a non arrendersi di fronte alla tragedia che colpisce all’improvviso, nulla di più attuale in questo momento di smarrimento, paura e incertezza per l’epidemia che ci ha colpito.

Gli ho chiesto un’intervista, ha accettato e di questo lo ringrazio. Gli ho chiesto come si fa a realizzare un’opera così imponente in un tempo così breve nel nostro Paese,  dove spesso i lavori durano anni, come si supera lo choc di veder crollare un ponte e   quindi le proprie certezze, come da una tragedia si possa ripartire per creare un modello di efficienza, tenacia, bellezza. 

Mi ha risposto andando, come sempre, dritto al punto.

D. Assessore, Lei ha lavorato per la costruzione del nuovo ponte di Genova.

Come si riesce a realizzare un’opera così imponente in tempo record?

R. Abbiamo iniziato a lavorare il 15 agosto, il giorno dopo il crollo del ponte.

Come assessore ai Trasporti ho immediatamente riorganizzato il trasporto pubblico locale,  gravemente compromesso dall’impossibilità di utilizzare il ponte Morandi e dall’interruzione delle infrastrutture ferroviarie e viarie sottostanti al viadotto e interrotte dal crollo.

Contemporaneamente abbiamo avviato la procedura da cui è nato il famoso “Decreto Genova” che ha permesso la nascita del nuovo ponte.

D. Immagino che abbiate lavorato in squadra. Da chi era composta e come vi siete organizzati?

R. Si e la squadra è stata importantissima. A livello locale è stata formata dal Presidente Toti e dal Sindaco Bucci, Commissari con ruoli diversi a cui facevamo capo noi assessori regionali, gli assessori comunali e il personale di Regione e Comune.

Eravamo tanti, ben organizzati e coordinati. L’obiettivo comune è stato un collante incredibile, ci sentivamo tutti genovesi, tutti liguri, tutti italiani.

D. Facciamo un passo indietro, al momento del crollo del ponte Morandi.

Come si è sentito quel giorno?

R. Ho attraversato tre fasi: in un primo momento incredulo, ho pensato addirittura a un pessimo scherzo, poi svuotato e spaventato, subito dopo ha prevalso la razionalità: dovevamo rimboccarci le maniche e metterci al lavoro. Per molti mesi mi sono sentito un naufrago sopravvissuto alla tempesta, su quel ponte ero passato, fino al giorno prima, almeno due volte al giorno, quattro giorni a settimana, per tre anni e due mesi. 

D. Quali decisioni avete preso nell’immediatezza?

R. Oltre a permettere la mobilità a una città, una regione, un territorio diviso in due ci siamo occupati subito di chi aveva perso la casa, il lavoro, l’azienda. In tutto questo era costante il pensiero delle vittime. E’ difficile dire cosa ho provato il 15 agosto mattina quando sono andato sul posto. Posso soltanto dire che il pensiero di chi ha perso la vita nel crollo mi ha accompagnato per mesi e tutt’ora non mi abbandona. 

D. Qual è stata la difficoltà più grande che avete dovuto superare?

R. Le difficoltà sono state molte. Sicuramente è stato molto difficile far comprendere che quel ponte non è soltanto un passaggio obbligato tra due parti della città ma è anche un passaggio obbligato tra est e sud-ovest dell’Europa, tra est e mediterraneo. Per essere più chiari Portogallo, Spagna e Francia usano quel ponte per portare le loro merci non soltanto in Italia ma anche in Germania, Austria, Slovenia, Croazia, Polonia, Romania. 

D. Il nuovo ponte di Genova rappresenta nel mondo un’eccellenza italiana.

Progettato da Renzo Piano e eseguito da maestranze italiane è il simbolo di chi si rialza con le proprie forze dopo una tragedia. 

Per Lei, che per il suo ruolo è parte in causa, cosa rappresenta?

R. E’ un orgoglio per noi liguri e per tutti gli italiani, rappresenta l’Italia che ha saputo ricostruire, rapidamente e in modo eccelso, un’opera di cui usufruirà tutta l’Europa. Abbiamo dimostrato al mondo intero le nostre capacità, le infinite risorse in termini di competenza e forza d’animo di cui dispongono gli italiani.

D. Lei è anche assessore al Turismo per la Liguria, settore duramente colpito dall’emergenza causata dall’epidemia.

Cosa avete pianificato in Regione per sostenere questa inestimabile risorsa dell’economia italiana?

R. L’inaugurazione del nuovo viadotto significherà molto per l’immagine della Liguria nel mondo, torneremo a essere considerati raggiungibili e sicuri proprio nel momento di maggiore crisi per il turismo.

In attesa del ritorno alla normalità ho predisposto il Patto per il lavoro nel Turismo che riguarda le attività connesse al settore: alberghi, bar, ristoranti, stabilimenti balneari. Ho previsto un bonus assunzioni di 3/4 mila euro per chi assume per 4 o 5 mesi e percorsi di formazione e certificazione delle competenze per i lavoratori stagionali non riassunti quest’anno, con indennità di 500 euro al mese per 5 mesi. Sono convinto che la ripartenza non possa prescindere dal rilancio del Turismo.

D. So che è molto riservato ma voglio farle una domanda personale: c’è un sogno che vorrebbe realizzare?

R. Faccio politica a destra da sempre, il mio sogno è potermi occupare di politica nel senso di cura della “res publica”, anche nel futuro. È una professione difficile ma chi fa politica seriamente sa che è un modo di vivere e di pensare, in sostanza di vedere il mondo.

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