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I residenti delle zone interne e montuose devono usufruire del diritto alla salute, come accade per gli abitanti dei centri urbani, senza essere costretti a lunghi e costosi trasferimenti per potersi curare. A maggior ragione, la teoria dell’utenza locale insufficiente, non vale per alcuni di questi nosocomi che sono ubicati in zone ad alta vocazione turistica. Nei periodi di villeggiatura estiva ed invernale, o durante le festività ed i fine settimana, l’arrivo dei vacanzieri incrementa notevolmente il numero dei residenti e sappiamo bene come un adeguato livello di offerta turistica non possa prescindere dalla capacità di garantire soccorso e cure immediate. A questo proposito risulta incomprensibile lo smantellamento e la trasformazione in REMS dell’Angelucci di Subiaco, meta di escursionismo religioso e pellegrinaggi tutto l’anno, che priva i comuni della Valle dell’Aniene dell’unico presidio ospedaliero raggiungibile in tempi relativamente contenuti. Contrariamente a chi li ritiene non necessari e improduttivi, in base a valutazioni puramente economiche, gli ospedali delle zone montane sono essenziali per una pluralità di motivazioni: di carattere sanitario e sociale, costituiscono inoltre un significativo volano di occupazione. La presenza nel territorio di un ospedale di prossimità è anche un forte deterrente al fenomeno dello spopolamento. Ne consegue che la valorizzazione degli ospedali montani è un tema non più rinviabile. Pertanto abbiamo sottoscritto la Proposta di Legge 266 “Disciplina dei Distretti Sanitari Montani” redatta da altra forza politica e chiediamo che sia immediatamente discussa in Commissione Sanità, senza ulteriori indugi.

Così in un comunicato Giancarlo Righini e Chiara Colosimo consiglieri regionali del Lazio di Fdi.

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