La Federazione russa, Stato membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel 2022, ha lanciato un’invasione su larga scala sull’Ucraina con il pretesto di una “operazione militare speciale” per “smilitarizzare” e “denazificare” lo Stato.
Oggi, 24 febbraio 2026, ricorre il quarto anniversario dell’aggressione, mentre i rappresentanti dei due Paesi continuano a svolgere colloqui negoziali, mediati dagli Stati Uniti, per porre fine al conflitto.
Agli albori dell’invasione russa dell’Ucraina, la Russia riteneva di poter conquistare l’intera Nazione in pochi giorni. Come riferito da un militare russo catturato dagli ucraini, il Presidente Vladimir Putin era convinto che la Russia sarebbe riuscita a conquistare l’intera Ucraina in 3 giorni, tanto che le scorte di viveri distribuite ai soldati erano tarate su quel lasso di tempo. Una narrativa non nuova, infatti nel 2014 – in un colloquio con l’allora Presidente della Commissione UE Josè Barroso – Putin aveva affermato: «Se voglio prendo Kiev in due settimane».
Questa convinzione si basava su valutazioni dell’intelligence di Mosca, con scenari prospettati dal Servizio federale per la sicurezza e dal Ministro della Difesa Sergej Sojgu, secondo cui l’esercito russo avrebbe rapidamente imposto un cambio di regime a Kiev, imponendo una leadership filorussa e chiudendo il conflitto in tempi brevi. Effettivamente, questa convinzione nasceva anche dalla comparazione tra la forza militare russa e quella ucraina, che nel 2022 era nettamente sbilanciata a favore di Mosca, dando la sensazione diffusa che non ci sarebbe stata partita.