“Le comunicazioni di oggi al Senato del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sui gravi scontri avvenuti a Torino delineano una situazione che non può essere sottovalutata e che nulla ha a che vedere con il legittimo esercizio del diritto di manifestare.
I fatti emersi confermano, infatti, che quanto accaduto non è stato il risultato di episodi casuali o di iniziative isolate, bensì l’esito di un chiaro e deliberato intento eversivo. Già nei giorni precedenti alla manifestazione, nel corso di un’assemblea indetta da Askatasuna, gli stessi organizzatori avevano annunciato che ‘il corteo avrebbe costituito una resa dei conti con lo Stato democratico’.
L’obiettivo della manifestazione era dunque un attacco diretto alle istituzioni e quanti vi hanno aderito erano pienamente consapevoli di ciò che sarebbe potuto accadere. Alla luce di questo, appare del tutto pretestuoso il tentativo di descrivere quanto avvenuto come una manifestazione pacifica degenerata per colpa di pochi violenti o, peggio, di attribuire la responsabilità degli scontri a presunte falle nella prevenzione. Le attività di controllo e gli interventi preventivi attuati dalle forze dell’ordine, come illustrato dal ministro, hanno permesso di contenere una situazione che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Etel Sigismondi.
“La scarcerazione dei soggetti arrestati per le violenze di Torino, compresa l’aggressione a un poliziotto in servizio di ordine pubblico, è un fatto gravissimo. Nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura, non si può far finta di nulla di fronte a decisioni che trasmettono un messaggio sbagliato: chi aggredisce un rappresentante dello Stato rischia conseguenze minime. È un segnale che indebolisce la legalità e mortifica il lavoro delle Forze dell’Ordine. Lo denunciano da giorni gli stessi operatori di polizia. Il Sap lo ha detto con chiarezza: così si alimenta un senso di impunità che legittima violenze, devastazioni e aggressioni contro chi garantisce la sicurezza di tutti.
Difendere chi indossa una divisa significa difendere la legalità. Ogni decisione che appare indulgente nei confronti dei violenti espone gli agenti a nuovi rischi e indebolisce l’azione di prevenzione. Lo Stato deve dare un segnale chiaro: chi colpisce un poliziotto non colpisce un individuo, ma la Repubblica. E la Repubblica non può permettersi di arretrare”, afferma Cristina Almici, deputato di Fratelli d’Italia.