“Oggi in commissione antimafia, illuminante l’ulteriore audizione del procuratore di Caltanissetta De Luca sul filone “mafia – appalti”. Il procuratore ha dato la plastica misura di come e quanto la procura di Palermo all’epoca fosse proprio quel covo di vipere di cui parlava Paolo Borsellino. È stato chiarito che il procuratore Giammanco, unitamente ai procuratori Pignatone e Natoli, abbia verosimilmente posto in essere atti univoci volti all’insabbiamento dell’inchiesta e che queste evidenze siano emerse non solo dagli errori macroscopici e grossolani commessi durante la gestione delle inchieste, ma anche dalle dichiarazioni rese dinanzi al Csm dagli stessi, che De Luca definisce addirittura indistinguibili tra loro, sovrapponibili e più che verosimilmente mendaci.
Il procuratore poi, aggiunge chiaramente che in questa volontà evidente di insabbiamento il giudice Natoli e il giudice Scarpinato abbiano fatto tutto a doppia firma. Se il senatore Scarpinato non sedesse in commissione antimafia sarebbe evidentemente un soggetto da audire sul punto ed è vergognoso che lui e tutto il Movimento 5 Stelle non si sentano in obbligo di fugare ogni ombra su queste condotte. Parliamo del più grande depistaggio e insabbiamento della storia della lotta alla mafia, che probabilmente è costata la vita al giudice Borsellino. Prendiamo atto che per Scarpinato ed i 5 stelle sia più importante garantire se stessi che fare chiarezza su fatti tanto gravi”. Lo dichiara il deputato di Fratelli d’Italia e componente della commissione parlamentare Antimafia, Sara Kelany.
“Errori nella gestione delle indagini, dichiarazioni chiaramente mendaci al Csm: secondo De Luca è stato fatto di tutto per insabbiare l’esito di quelle inchieste. Oggi emerge tutto il doppiopesismo dei Cinque Stelle, che da un lato urlano al rispetto della legalità e dall’altra continuano a difendere l’indifendibile Scarpinato”, afferma il deputato di Fratelli d’Italia, Riccardo De Corato, capogruppo in commissione Antimafia.