“Per la seconda volta un imprenditore ha raccontato in esame testimoniale davanti alla commissione Covid di aver incontrato l’avvocato Luca Di Donna, qualificatosi come collega di studio dell’allora presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Di Donna gli avrebbe prospettato di essere in grado di risolvere i problemi esistenti tra lui e la struttura commissariale e di potergli procurare nuovi contratti per la fornitura di materiale necessario a fronteggiare l’emergenza a fronte di un contratto di consulenza con percentuali abnormi sul fatturato, in quest’ultimo caso il 10%. L’ing. Dario Bianchi oggi ha riferito di aver avuto ben tre incontri con l’avv. Di Donna, presso lo studio del prof. Alpa e anche presso l’abitazione del legale.
È inquietante anche quanto l’ingegnere ha riferito su ciò che è avvenuto a seguito del suo rifiuto di accettare tale presunta consulenza: non solo non ha avuto nuovi contratti nonostante la grande necessità di materiale per l’emergenza, ma ha subito ogni sorta di controlli e un improvviso cambiamento nei controlli sulla merce fornita per un contratto precedente, che è finita bloccata e non pagata; addirittura non venivano aperte le Pec che l’azienda di Bianchi inviava alla struttura commissariale. Il tutto mentre la struttura stessa acquistava a caro prezzo grandi quantità di mascherine non a norma da aziende cinesi. Va fatta chiarezza sui motivi di tali evidenti differenze di trattamento. Non ci fermeremo”. Lo dichiara Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia.
“Se il Presidente del Consiglio in questione fosse stata Giorgia Meloni ci troveremmo troupe di Report, cronisti all’assalto di Palazzo Chigi e degli uffici di FdI, speciali giornalistici, approfondimenti, titoloni su tutti i giornali e inserti della ‘Redazione Unica’. Invece nulla di tutto questo perchè il Presidente del Consiglio in questione non è Giorgia Meloni, ma Giuseppe Conte e il collega in questione è l’avv. Luca Di Donna che, come confermato anche oggi da un ulteriore imprenditore in audizione testimoniale resa in commissione d’inchiesta Covid, si diceva nelle condizioni di risolvere, a fronte del pagamento di una percentuale sui contratti, i problemi sollevati dalla Struttura Commissariale del Covid nominata da Conte stesso.
A questo punto Giuseppe Conte, che come Cafiero De Raho in Antimafia si è fatto nominare in commissione d’inchiesta Covid rendendo impossibile la sua audizione, deve dimettersi per testimoniare su un giro di ‘percentuali’ di dimensioni unico nella storia della Repubblica. L’auspicio è che qualche Procura decida di far luce su questi fatti”, afferma Galeazzo Bignami, presidente dei deputati di Fratelli d’Italia.