“Oggi, in audizione in commissione Covid, il colonnello della Guardia di finanza Alberto Raffaele Cavallo, già comandante del II Gruppo di Trieste, ha dato riscontro del sequestro di numerose mascherine con marchio Ce ma con documentazione inidonea. La Guardia di finanza ha chiesto un sequestro preventivo e un ordine di esibizione all’autorità giudiziaria per verificare quante mascherine sospette fossero state sdoganate. L’ordine di esibizione, tuttavia, non è stato concesso e questo ha impedito di verificare se vi fossero altri milioni di mascherine sdoganate benché inidonee a tutelare le persone.
Ci chiediamo perché l’autorità giudiziaria abbia deciso di non dar seguito a tale richiesta. Si tratta della stessa autorità giudiziaria che, a fronte di una domanda della commissione d’inchiesta sull’emergenza Covid, non ha mandato gli atti e i documenti relativi a questo procedimento penale nato dagli accertamenti della Guardia di finanza. Come Fratelli d’Italia, pertanto, sottoporremo al Ministero della Giustizia quanto emerso per attivare una ispezione nella Procura di Trieste finalizzata a verificare se siano state adottate tutte le misure necessarie ad accertare eventuali reati”. Lo dichiara in una nota Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia e componente della commissione Covid.
“Proprio chi ci doveva proteggere ha consentito che mascherine che potevano essere inidonee o pericolose per la salute entrassero nel mercato. Il tenente colonnello della Guardia di finanza Alberto Raffaele Cavallo, già comandante del II Gruppo di Trieste, lo ha detto chiaramente nel corso dell’audizione odierna della commissione Covid: l’Agenzia delle Dogane e dei monopoli emetteva certificati di analisi fuorvianti e comunque irregolari che attestavano l’idoneità dei dispositivi di protezione nonostante le Dogane non fossero tecnicamente in grado di effettuare tutti gli esami necessari per legge per attestare l’idoneità delle mascherine.
Certificati in forza dei quali i funzionari delle Dogane sdoganavano i dispositivi di protezione con il rischio di immettere nel mercato dispositivi inidonei. È poi emerso che un chimico dei laboratori ha segnalato tali irregolarità e si è rifiutato di sottoscrivere ulteriori certificati di idoneità che presumibilmente sono stati emessi a firma di altri.
Continuano dunque ad emergere fatti gravi in danno alla salute dei cittadini, ipotesi di reato su cui verificheremo l’azione condotta dalla Procura di Trieste, che ad oggi non ha fornito né atti né documenti alla commissione che gliene ha fatto richiesta sul procedimento aperto in seguito alla preziosa attività della Guardia di Finanza”. Così in una nota la deputata Alice Buonguerrieri, capogruppo di Fratelli d’Italia in commissione Covid.