Vai al contenuto
  • Home
  • Movimento
  • Notizie
    • Ultime Notizie
    • Dal territorio
    • Gazzetta Tricolore
    • Ultime Notizie
    • Dal territorio
    • Gazzetta Tricolore
  • Programma
    • Programma Centrodestra 2022
    • Programma Europa FdI 2024
    • Programma Fratelli d’Italia 2022
    • 2 anni di Governo
    • Programma Centrodestra 2022
    • Programma Europa FdI 2024
    • Programma Fratelli d’Italia 2022
    • 2 anni di Governo
  • Media
    • Video
    • Le nostre campagne
    • Logo
    • Video
    • Le nostre campagne
    • Logo
  • Contatti
    • Contattaci
    • La nostra sede
    • Contattaci
    • La nostra sede
Facebook-f Youtube
Tesserati
Sostienici
Tesserati
Sostienici

L’intervista di Giorgia Meloni a “Il Dubbio”: “Né destra, né sinistra. È la riforma di tutti. Se vince il sì, tavolo con toghe e avvocatura”

  • 16 Marzo 2026

Presidente Meloni, con quali argomenti proverebbe a convincere un cittadino comune che la riforma della giustizia su cui sono chiamati a esprimersi gli italiani impatta sulla sua vita e che deve andare alle urne e votare sì al referendum?

La giustizia è uno dei tre poteri fondamentali dello Stato, ed è indispensabile per far camminare l’Italia. Ma se la giustizia è lenta, inefficiente e ingiusta, allora tutta la macchina si inceppa e le conseguenze le pagano i cittadini. Tutti i cittadini, non solo coloro che hanno avuto direttamente a che fare con la giustizia. Perché i magistrati decidono su tantissimi aspetti della nostra vita quotidiana, come la sicurezza, l’immigrazione, il lavoro, la salute e la libertà personale. È un potere enorme, ma è anche l’unico potere a cui non corrisponde quasi mai un’adeguata responsabilità. Se un magistrato sbaglia o non fa il proprio dovere, nella maggior parte dei casi non accade nulla. E quel magistrato può fare anche carriera. E chi paga le conseguenze? I cittadini, le famiglie e le imprese di questa Nazione. Ecco perché è necessario andare a votare, e votare sì, perché è arrivato il tempo di correggere queste storture, profonde e strutturali. In questi ottant’anni di storia repubblicana abbiamo riformato il Parlamento, il Governo, la Pubblica amministrazione, le Regioni e moltissimi altri ambiti della società italiana, tranne la giustizia, che è rimasta sempre identica a sé stessa. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: la magistratura ha perso molta della sua efficacia, con le drammatiche conseguenze che i cittadini conoscono bene. L’obiettivo di questa riforma è rendere la giustizia più moderna, giusta, responsabile e libera. Libera dai condizionamenti della politica, e da quelle degenerazioni correntizie che hanno compromesso la credibilità, il prestigio e l’autorevolezza della magistratura. Ecco perché ai cittadini dico di non restare a guardare. E di andare a votare, e votare sì, per aprire una pagina nuova per la giustizia e per la nostra Nazione.

In passato la separazione delle carriere e la riforma del CSM sono state un obiettivo di Silvio Berlusconi, che però non è mai riuscito a conseguire. E c’è chi dice che tra gli ostacoli ci fu anche una parte della destra, legata ai magistrati. Era così? Cosa è cambiato?

La riforma della giustizia è una storica battaglia del centrodestra, e che tutte le forze del centrodestra hanno sempre sostenuto con forza e convinzione. Ed è uno degli impegni che abbiamo preso con gli italiani quando ci siamo presentati al loro cospetto, e che è consacrato nel programma di governo che guida l’azione di quest’Esecutivo e di questa maggioranza. È un impegno che abbiamo tramutato in legge una volta arrivati alla guida della Nazione e che ora spetterà ai cittadini confermare o meno. E noi rispetteremo qualunque esito, perché in democrazia sono i cittadini ad avere l’ultima parola.

A sinistra, soprattutto nel Pd, non mancano autorevoli esponenti favorevoli alla separazione delle carriere. Alcuni leader storici come Goffredo Bettini, però, hanno assunto una posizione particolare: la riforma della giustizia è corretta ma bisogna votare no per indebolire la premier? Vuole commentare?

I cittadini non devono cadere in questa trappola, nella quale più di qualcuno vorrebbe farli cadere. Devono andare a votare pensando a ciò che serve e che reputano più utile per l’Italia, non a ciò che conviene al Governo o ad un partito. E lo dico perché i governi passano, i partiti pure, ma la Costituzione rimane e incide sulla vita di tutti. Questa riforma non è di destra né di sinistra. È una riforma di semplice e puro buonsenso, e non è affatto un caso che molti dei punti che prevede – dalla separazione delle carriere al sorteggio per il CSM – siano stati proposti in passato da chi oggi li contesta con tanto impeto, col solo obiettivo di attaccare politicamente il Governo. Ma la verità è che questa riforma è una riforma giusta e che riguarda la vita di tutti, la nostra libertà e i nostri diritti. Dopo decenni di rinvii, tentativi falliti e occasioni mancate, siamo arrivati all’ultimo miglio. Il traguardo è in vista, ma riusciremo a tagliarlo solo se i cittadini ci daranno una mano.

Uno degli argomenti principali dei contrari alla riforma è che si tratti di una “punizione” contro le toghe, che tentano di condizionare a colpi di sentenza l’attività del Governo. Cosa risponde?

È un’accusa strumentale, di chi non ha argomenti di merito per contestare la riforma. Noi non vogliamo punire nessuno, e non accetto che qualcuno lo sostenga. Io ho iniziato a far politica seguendo l’esempio di Paolo Borsellino, e ho sempre nutrito massimo rispetto per il lavoro che i magistrati fanno ogni giorno per contrastare il crimine e garantire ai cittadini libertà e sicurezza. E il fatto che questa riforma sia convintamente sostenuta da moltissimi magistrati in servizio, fra i quali Procuratori della Repubblica e Presidenti di sezione di Cassazione, conferma nel modo più evidente che non è fatta contro i magistrati o contro qualcuno, ma che è invece per tutti i magistrati e, con loro, per tutti i cittadini.

C’è chi dice che la separazione delle carriere esiste già, perché è previsto dalla riforma Cartabia e che non c’è alcuno bisogno di modificare la Costituzione…

Già il codice di procedura penale del 1988 aveva distinto in modo netto la funzione del pubblico ministero da quella del giudice. La riforma del 1999 ha poi costituzionalizzato il principio del giudice terzo e imparziale. La riforma Cartabia ha reso, praticamente, estremamente difficile il passaggio da pm a giudice, o viceversa. Dopo quasi 40 anni resta, però, un’anomalia nel sistema: il percorso riformatore è rimasto a metà, perché la carriera di pubblico ministero e di giudice è rimasta unica, con un unico organo decisore, il CSM. A funzioni diverse devono corrispondere carriere diverse, per garantire che il giudice sia davvero terzo e imparziale. Purtroppo, oggi non è così. Chi accusa e giudica sono colleghi di lavoro che hanno percorsi di vita che si incrociano continuamente, e questo crea il rischio di una commistione che può indebolire la terzietà di chi è chiamato a giudicare. Separando le carriere affrontiamo questo problema, e creiamo un processo più giusto con un giudice più imparziale.

I sostenitori del no dicono che, con il sorteggio, il CSM sarà meno autorevole.

Io sono convinta dell’esatto contrario. Oggi i membri del CSM, l’organo di autogoverno della magistratura che decide le carriere dei magistrati, le promozioni e giudica giudici e pm in caso di illeciti disciplinari, sono scelti secondo logiche politiche. Una parte dal Parlamento, quindi dai partiti, una parte dalle correnti ideologizzate della magistratura. Noi sostituiamo questo meccanismo con un sorteggio tra i magistrati che hanno i requisiti per ricoprire l’incarico. Questo vorrà dire liberare il CSM, anzi i due CSM che avremo, uno per i giudici e uno per i pm, da ogni condizionamento politico, oltre che dal condizionamento di dover avere un occhio di riguardo verso chi li ha eletti. Chi sarà chiamato a far parte del CSM non dovrà rispondere a nessuno, se non alla propria coscienza.

Anche l’introduzione dell’Alta Corte disciplinare viene criticata da alcuni, perché si ritiene possa essere uno strumento per “intimidire” le toghe. Ma è così?

Io credo che l’Alta Corte disciplinare sia una delle novità più importanti di questa riforma, perché introduce finalmente un organismo disciplinare terzo e imparziale che valuterà l’operato dei magistrati nel merito, e non più con la sezione disciplinare di un CSM eletto su base correntizia. In questo modo, non vedremo più quei tanti, troppi, casi di magistrati che sono stati palesemente negligenti e che non hanno risposto davanti a nessuno della loro negligenza. Perché se c’è qualcosa di più odioso di un sistema che non garantisce che un magistrato – come tutti gli altri cittadini – paghi per i propri errori, è un sistema che chiude un occhio davanti a quegli errori e che consente a quei magistrati negligenti di ricevere valutazioni positive dal CSM e fare carriera. Io penso che non sia più accettabile un sistema nel quale l’errore di un magistrato negligente che ha dimenticato una persona in carcere per 578 giorni possa essere giudicato di “scarsa rilevanza” e irrilevante per la progressione in carriera. In uno Stato che si definisce giusto e serio tutto questo non è accettabile. Perché chi sbaglia deve assumere la responsabilità di quegli errori, e chi non è in grado di fare bene il proprio lavoro non merita di essere promosso. Così come chi fa bene il proprio lavoro merita di essere valorizzato, e non di restare al palo perché non ha le amicizie giuste.

La campagna per il no, sostanzialmente, la sta conducendo la magistratura organizzata. Lei ha incontrato la giunta dell’Anm poco dopo l’approvazione in Parlamento della riforma. Pensa che dopo il referendum sarà possibile tornare a dialogare per migliorare la giustizia italiana, qualunque sia il risultato? E in caso di vittoria del sì, è disposta a discutere con l’Anm sul modo migliore per attuare la legge Nordio?

Il Governo è sempre stato aperto al confronto e continuerà ad esserlo in futuro, qualunque sarà l’esito del referendum. Ascolteremo i pareri e le opinioni di tutti, come abbiamo fatto finora, ma non rinunceremo a portare avanti le nostre idee nella definizione della legge attuativa. E non ho alcuna difficoltà a dire, in caso di conferma referendaria della riforma, che nei giorni immediatamente successivi farò avviare a Palazzo Chigi, così come più volte annunciato, un tavolo con i rappresentanti dei magistrati e dell’avvocatura per raccogliere proposte e suggerimenti per scrivere le norme di attuazione, che saranno importanti quanto la stessa riforma.

 

CONDIVIDI

Entra nel mondo di

Fratelli d'Italia

Tesserati
Fai una donazione
Leggi la Gazzetta Tricolore

Iscriviti alla Gazzetta Tricolore per tenerti aggiornato

ISCRIVITI

Copyright 2026 - Tutti i diritti riservati

  • Privacy Policy
  • Cookie policy
  • Privacy Policy
  • Cookie policy
  • Home
  • Movimento
  • Notizie
    • Notizie
    • Dal territorio
    • Gazzetta Tricolore
  • Programma
    • 2 anni di Governo
    • Programma Europee 2024
    • Programma Fratelli d’Italia 2022
    • Programma Centrodestra 2022
  • Media
    • Video
    • Le nostre campagne
    • Logo
  • Contattaci
    • Contattaci
    • La nostra sede