“Accogliamo con soddisfazione l’approvazione in Commissione della riforma della Rai. Si tratta di un passaggio storico che finalmente sana un vulnus aperto oltre dieci anni fa con la legge Renzi e che il centrosinistra quando era al governo non ha mai voluto riformare. Questa riforma ci restituisce un servizio pubblico radiotelevisivo moderno, libero e finanziariamente sostenibile.
Con questo provvedimento viene definitivamente smantellata la principale distorsione della legge Renzi del 2015, una norma verticistica e invasiva che, a seguito dell’approvazione dell’European Media Freedom Act (Emfa), rischiava di collocare la legislazione italiana sul servizio pubblico ai confini del quadro regolatorio europeo. Anche sul fronte del canone abbiamo recepito le raccomandazioni giunte da Bruxelles: grazie alla nuova legge, la Rai avrà finalmente la certezza delle proprie risorse, che non potranno in alcun modo essere decurtate dallo Stato senza una preventiva e adeguata compensazione finanziaria. Questo vincolo virtuoso metterà l’azienda al riparo dalle oscillazioni politiche di bilancio, garantendo una programmazione finanziaria solida e di lungo periodo.
Al tempo stesso in queste ora stiamo assistendo allo spettacolo grottesco di un’opposizione che si straccia le vesti pur di difendere lo status quo. È bene ricordare agli italiani, però, che il Partito Democratico sta protestando contro il superamento di una legge che loro stessi hanno scritto, approvato e blindato a proprio uso e consumo, e che persino il Movimento 5 Stelle, nei suoi anni trascorsi al governo del Paese, si è guardato bene dal voler sfiorare o modificare anche solo minimamente. La verità è sotto gli occhi di tutti: la Rai la riforma, con coraggio e senso delle istituzioni, la coalizione di centrodestra; a sinistra lasciamo volentieri le chiacchiere, le fake news e i piagnistei.
Nel merito, invece, è ridicolo parlare di tentativi di controllo governativo quando la riforma stabilisce esattamente il contrario di quanto previsto dalla vecchia legge targata Pd. Con le nuove norme, non sarà più l’esecutivo a decidere l’Amministratore Delegato in solitaria, bensì il Consiglio di amministrazione nella sua piena ed esclusiva autonomia statutaria. Ricordiamo i numeri e i pesi della nuova governance, che parlano chiaro: il Parlamento esprimerà 4 consiglieri su 7, 1 consigliere sarà indicato direttamente dai dipendenti dell’azienda, mentre il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nella sua veste tecnica di azionista pubblico, ne designerà soltanto 2. Conti alla mano, il governo si troverà in una netta minoranza numerica all’interno del CdA. Abbiamo riportato il Parlamento e la rappresentanza dei lavoratori al centro della televisione pubblica, liberandola da quell’imbuto governativo voluto dalla sinistra. Oggi si apre una nuova stagione per la Rai: più pluralismo, più autonomia editoriale, più stabilità industriale”. Lo dichiarano i componenti di Fratelli d’Italia nella commissione Vigilanza Rai.